il segreto dell’immortalità in una piccola medusa?

Colei che può ingannare la morte

ID Articolo: 13
Scritto da: Clipcost
Scritto il: lunedì 2 dicembre 2013, 15:03

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Colei che può ingannare la morte

Da tempi immemori serpeggia tra gli umani una domanda. Si, una domanda, che risuona nel cranio come un tarlo intento a nutrirsi di una vecchia bara di legno. Non ci pensiamo spesso, dati i tempi, ma ognuno di noi si sarà posto il quesito almeno una volta; si può sfuggire alla morte? Medici, maghi, studiosi, religiosi, naturalisti, scienziati, hanno sempre cercato invano, fin dall’alba dei tempi, il segreto dell’elisir di lunga vita. Personalmente, l’idea di vivere in eterno non mi alletta granchè, ma ammetto di averci pensato varie volte: è quindi qualcosa che desidero nel profondo e che, in generale, desideriamo tutti?

Geber, il più noto alchimista di tutti i tempi, considerato il padre promotore del passaggio dall’alchimia alla chimica, teorizzò, partendo dai quattro elementi (acqua, fuoco, aria e terra), la possibilità di trasmutare i metalli “poveri”, o “vili” (quali ferro, zinco, rame, piombo) in oro puro, che all’epoca veniva considerato un metallo immortale. Da questa base, si diede il via alla teoria della “pietra filosofale” che, oltre a donare l’onniscienza, avrebbe avuto la capacità di trasformare un metallo mortale in metallo immortale e, di conseguenza, fare la stessa cosa con qualunque altro essere vivente, donandogli dunque vita eterna.
Con i secoli gli alchimisti si sono arresi all’idea di trovare, o produrre, questa fantomatica sostanza (sebbene – si vocifera – qualcuno ci sia riuscito), abbandonando definitivamente la prospettiva immortale e rassegnarsi, quindi, a condurre una vita mortale.
Però (in natura c’è sempre un però!) qualcuno ha raggirato questa “legge naturale”, diventando essere immortale per eccellenza, unico rappresentate vivente a regredire ad uno stadio primordiale alla soglia dell’invecchiamento.

Che la pietra filosofale, dunque, sia insita in questo piccolo esserino che popola i nostri oceani?

                                                                                 La medusa immortale

Parliamo della Turritopsis nutricola, piccola e diafana medusa di appena 5 mm di diametro (allo stadio adulto), ma che contiene al suo interno un segreto di portata infinita, ovvero quello dell’immortalità.
Localizzato nei mari dei Caraibi, il piccolo idrozoo (appartenente alla famiglia Oceanidae) è ormai presente nella maggior parte dei mari terrestri, complice probabilmente l’uomo e le sue scorribande nelle acque, che ha contribuito alla diffusione della specie.
La sensazionale scoperta è da attribuire a due studiosi italiani, lo zoologo marino Ferdinando Boero dell’Università di Lecce, e Stefano Piraino del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Taranto, che hanno accidentalmente messo alla luce, nel 1999, quest’incredibile capacità da parte della Turritopsis nutricola.
Lasciando “al loro destino” alcuni esemplari della curiosa medusa in una vasca senza nutrimento e senza ricambio di acqua, i due studiosi notarono, giorni dopo, l’assenza di piccoli cadaveri nel liquido. Dov’erano finite, allora, le meduse? Detto fatto, la scoperta sul fondo della vasca di alcuni polipi, assenti giorni prima.

(Adulto di Turritopsis nutricola)

Questo idrozoo, come tutti gli altri, nasce per fecondazione incrociata: la femmina matura rilascia in acqua le proprie uova, che vengono fecondate dallo sperma liberato dal maschio. L’uovo si trasforma in planula (larva) che si adagia sul fondale marino, trasformandosi in scifostoma (polipo): questa fase, completamente asessuale, rende l’animale simile ad una pianta acquatica. Il polipo si dividerà ulteriormente dando alla luce le efire, ovvero esemplari di giovani meduse che diventeranno adulte.
Il ciclo si ripete, con meduse che rilasciano uova e spermatozoi in acqua dando vita a nuove larve, e fin qui niente di particolare.
Gli esemplari adulti, però, dopo la riproduzione non vanno incontro alla morte per invecchiamento: essi ritornano sul fondale marino e, invece di perire, regrediscono allo stadio di scifostoma.
In parole povere, l’anziano ringiovanisce fino a diventare fanciullo.

(schematizzazione del ciclo vitale di Turritopsis nutricola: osserviamo a sinistra il polipo con un gonangio sezionato che mette in evidenza le future meduse)

Ciò è possibile grazie alla transdifferenziazione, che permette alle cellule specializzate di un organismo di regredire fino ad uno o più stadi precedenti. Attualmente il processo è ancora avvolto nel mistero e non si sa di preciso come faccia la medusa a regredire e quali siano gli effettivi fattori che la portano a ciò (si ipotizza anche che un ambiente troppo avverso spinga gli esemplari a ritornare allo stadio di polipo, quindi non solo gli adulti sono in grado di ringiovanire, ma anche le efire).

In laboratorio, il 100% degli esemplari studiati hanno mostrato la capacità di ringiovanire, sebbene in natura il fenomeno non è stato ancora osservato poiché decisamente rapido (e, non da sottovalutare, le ridotte dimensioni degli esemplari). Tuttavia, la specie non è esente dai pericoli naturali che la circondano: può morire ingerita da un predatore, o ancora indebolirsi e morire per via di qualche malattia.

(Visione ventrale)

L’immortalità biologica è straordinaria in questa specie e, senza ombra di dubbio, ha solleticato la curiosità di tutti gli scienziati. Il finale però non è dei migliori, poichè il CNR ha deciso di tagliare i fondi per la ricerca sulla Turritopsis.
Almeno per il momento, dobbiamo tenerci la nostra esistenza mortale, ma in fururo (come le protagoniste del film la Morte ti fa bella) forse spunterà qualcuno (magari una “strega” di nome Lisle) che ci preparerà, dietro onerosa ricompensa, un miracoloso elisir (questa volta senza la necessità di donare la propria anima al Principe degli Inferi). Sulla boccettina, forse, ci sarà scritto “Elisir di Turritopsis”.

Fonti delle immagini

Spoiler:
http://www.greenme.it/images/stories/Animali/medusa_immortale2.jpg
Spoiler:
http://www.vistaalmar.es/images/stories/ciclo-turritopsis-nutricula.gif
Spoiler:
http://www.digitallifeplus.com/wp-content/uploads/2013/01/immortal-jellyfish-turritopsis-nutricula-4-e1359400859826.jpg

… E POI QUESTI SIGNORI SPROLOQUIANO SULLA POVERTA’ (DEGLI ALTRI)!

GLI STIPENDI D’ORO ANNUI DISPENSATI DA MAMMA RAI (dal Il giornale.it del 14-02-2009):
Roberto Benigni: 6 milioni di euro
Fabio Fazio: 2 milioni
Simona Ventura: 1,8 milioni
Antonella Clerici: 1,5 milioni
Milly Carlucci: 1,2 milioni
Paolo Bonolis: 1 milione
Bruno Vespa: 1,187 milioni
Michele Cucuzza: 0,700 milioni
Michele Santoro: 0,684 milioni
Daria Bignardi: 0,600 milioni
Lamberto Sposini: 0,600 milioni
Massimo Giletti: 0,400 milioni
Caterina Balivo: 0,100 milioni
Veronica Maya: 0,100 milioni

NOTA BENE (di chi scrive): A distanza di 5 anni, molte cose sono cambiate, ma gli stipendi di cui sopra hanno subito soltanto alcuni aggiustamenti. NON pensate che gli emolumenti elargiti dai network privati siano inferiori, perché le regole dello star system, del mercato e della concorrenza valgono per tutti i soggetti interessati.

La Grande bellezza

Pletorico, pretenzioso, virtuosismi scenici fine a se stessi
La Grande bellezza non mi è piaciuto, lo scrivo senza mezzi termini. Al di là di una mirabile fotografia e di una pregevole colonna sonora, il film è artificioso ed artefatto, costruito a tavolino con chirurgica precisione ma senza anima; in bilico tra il decadentismo fine a se stesso da tardo romano impero, ed una sorta di alienazione b…rechtiana dei personaggi, la Roma sorrentiniana è una città fantasma, un semplice pretesto per esibire un intellettualismo salottiero da Centro Sperimentale di Cinematografia degli anni ’70, con improbabili citazioni letterarie, senza pathos. Il film non decolla, è giocato su effetti speciali da fuochi d’artificio e su estetizzanti immagini da baraccone in disfacimento. Troppo lunga e prevedibile la scena della discoteca, Gep Gambardella è un personaggio fittizio, caricatura di un’umanità in disfacimento, la recitazione di Servillo è didascalica, manieristica, avvitata su se stessa. Il personaggio interpretato da Verdone è assolutamente superfluo, improbabile, inutile come inutili sono i baffi posticci che ne coprono il volto. In quanto alla Ferilli, come ho letto in un impietoso commento, è meglio che si dedichi alla pubblicità dei divani. Il personaggio della “Santa centenaria” che si ciba soltanto di radici, catapultata in un salotto da decrepita noblesse oblige, non è soltanto del tutto improbaile, ma è ineluttabilmente sgradevole nei primissimi piani della bruttezza-bellezza della maschera del volto disfatto, negli altrettanto improbabili aironi liberati in volo al solo scopo di stupire gli spettatori con un simbolismo fine a se stesso. Ogni personaggio di questo film è un archetipo vuoto, depauperato di un substrato simbolico degno di questo nome (ogni riferimento ai grandi affreschi felliniani è puramente casuale). Al di là delle buone intenzioni, di una scenografia indubbiamente maestosa, e di una colonna sonora assai pregevole, il film non convince, non scalda il cuore e non coinvolge la mente, essendo troppo manieristico, artefatto, costantemente sopra le righe.