PERCHE’ ABROGARE IL CNEL?

nella riforma costituzionale sulla quale dobbiamo pronunciarci tra meno di due mesi c’è anche la soppressione del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, considerato da Renzi &company un ente inutile. Basta consultare attentamente il sito di questo ente www.cnel.it/ per rendersi conto che questo ente non è affatto inutile, tutt’altro; l’ente è attualmente regolato da una normativa non più al passo con i tempi, è necessario snellirlo e riformarlo, ma la sua soppressione sarebbe un grosso errore che ricadrebbe sui lavorori. I padri costituenti vollero costituire questo ente per tutelare i lavoratori che sono al centro della Costituzione, tanto che la stessa dedica al lavoro il primo articolo e altri articoli fondamentali. Questa considerazione è un’ulteriore ragione per cui non condivido questa riforma.

MITI DA SFATARE
dopo ogni terromoto c’è una specie di competizione tra i politici, gli amministratori locali e gli esperti per chi ha le idee migliori ( da propalare in tv) per mettere in sicurezza il territorio; finora gli italiani hanno pagato con le tasse miliardi di euro per le ricostruzioni dei terrtitori distrutti (ricostruzioni spesso e volentieri lunghissime e “malefatte” a causa di intrallazzi ed interessi mafiosi), ma a partire dal più tragico e devastante evento tellurico dagli inizi del secolo scorso ( il terremoto di Messina e Reggio Calabria), non c’è mai stata una seria e concreta prevenzione delle catastrofi naturali (che sono naturali per le cause ma non per le conseguenze più tragiche). Anche stavolta ci raccontano la storiella che bisogna fare il certificato di tutte le costruzioni pubbliche e private non a norma antisismica e che la prevenzione costa molto meno della ricostruzione. Mi viene in mente una canzone di Giorgio Gaber che recita: ” e allora dai, allora dai, allora dai, le cose giuste tu le sai, allora dai… dimmi perché tu non le fai…”. In realtà non si vuole fare una seria prevenzione perché la ricostruzione fatta a risparmio sulla pelle dei proprietari di case e dei contribuenti è una ghiotta torta per le organizzazioni malavitose e per imprenditori senza scrupoli che sulle ricostruzioni post terremoti fanno le loro fortune; come accade troppo spesso in questo martoriato paese per tante altre cose e non solo per i terremoti (“ed io pago!” disse Totò). Ci sono almeno due luoghi comuni da sfatare: 1) i terremoti non si possono prevedere 2) i proprietari delle seconde case sono ricchi.
1) se è vero che tecnicamente è impossibile prevedere la data esatta ed il luogo preciso del prossimo terremoto, è altrettanto vero che ci sono dei dati statistici inoppugnabili. La mappa dei luoghi a rischio è molto precisa e dettagliata; sappiamo che oltre il 70% del territorio nazionale è ad a alto rischio sismico e sappiamo dove e quando si verificherà il prossimo evento, con un’approssimazione molto attendibile data dalla statistica: come in questi giorni ha ripetuto in tv un esperto del Cnr, gli eventi sismici di sesto grado della scala Richter ( in altri paesi ci sono terremoti di grado 8, mille volte più devastanti, ma in quei paesi, come ad esempio il Giappone, la popolazione si è attrezzata per fare fronte alle conseguenze più tragiche da molti anni) si ripetono costantemente in media ogni 4 anni (a partire dal secolo scorso). Dunque se davvero si vuole fare prevenzione seria, sappiamo dove e quando farla.
2) come ci insegnano tutti gli eventi tellurici degli ultimi decenni, la stragrande maggioranza delle seconde case distrutte dai terremoti appartengono a famiglie assolutamente non facoltose, che quelle case hanno ereditato dagli antenati; spesso si tratta di immobili di piccoli paesi o frazioni degli stessi, di scarso o addirittura nullo valore commerciale, per i quali i proprietari versano salatissimi tributi perché, per compensare le minori entrate dopo l’abolizione dell’IMU, lo stato ha tartassato le seconde case, indipendentemente dal reddito dei proprietari. Gli interessi in gioco sono enormi, ed allora politicanti senza scrupoli ed improbabili esperti smettano di prenderci in giro con la solita bufala della prevenzione. Questi signori (a partire dal presidente del Consiglio), se davvero vogliono cambiare rotta e fare davvero prevenzione antisismica, lo dimostrino con i fatti, possibilmente prima che, tra circa 4 anni, il prossimo terremoto di magnitudo 6 devasti ancora una volta il patrimonio edilizio, artistico e turistico di questo paese facendo tante altre vittime innocenti.

La redazione di Facebook mi ha ricordato questo mio post di 3 anni fa, in occasione dell’elezione del presidente della Repubblica. A distanza di 3 anni io riscriverei quell’articolo senza cambiare una virgola. Mattarella è una persona onesta, ma ha sulla coscienza il fatto che, quando era ministro della Difesa una ventina di anni fa, negò l’esistenza della tragedia dell’uranio impoverito, che stroncò la vita di tanti nostri soldati mandati a fare la guerra in Kossovo senza alcuna difesa contro le armi micidiali che usavano l’uranio impoverito per fare stragi. Nel 2000 il nostro presidente fece marcia indietro e ammise le responsabilità del nostro governo di allora, ma troppo tardi: ancora oggi i parenti delle vittime e gli oltre 300 superstiti ammalati di cancro grazie all’uranio impoverito sono in attesa di un risarcimento da parte dello stato, che ancora non è stato loro riconosciuto nonostante una recente sentenza favorevole della Corte di Cassazione; l’attuale ministra della difesa Pinotti, intervistata dalle Iene, minimizza ancora l’accaduto, negando l’evidenza riconosciuta dal supremo grado della magistratura italiana.

  3 anni fa
Visualizza i tuoi ricordi

L’INDECOROSO SPETTACOLO MEDIATICO PER L’ELEZIONE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
L’implosione del partito democratico a causa delle note vicende legate alle scelte di quel partito ( o meglio, di quei partitelli dentro il partito), ha scatenato un dibattito aberrante dove molti media hanno fatto a gara per esibire indecorose esternazioni di politici e giornalisti. Le lotte intestine e la ricerca di spazi di potere interno ai partiti sono state oggetto di interminabili dibattiti televisivi, in totale dispregio per l’intelligenza dei cittadini. La scelta del Presidente della Repubblica, che rappresenta il supremo organo di garanzia dell’unità nazionale e di viglilanza della Costituzione della Repubblica, è stata indegnamente mistificata nei media dalle inqualificabili diatribe, reciproche accuse, indecorosi teatrini del dissenso politico da parte di “disonorevoli” membri di questo Parlamento. Tra le altre aberranti affermazioni che io ho sentito fare da questi “autorevoli” politici e giornalisti, qui ne voglio citare due: 1) “Il PD non può votare un candidato di Grillo senza perdere totalmente la sua residua identità politica” 2) “la componente cattolica del partito democratico non può votare un candidato mangiapreti come Rodotà”. Queste due affermazioni lasciano disgustati ed esterrefatti. Invero, secondo questa logica perversa, le proposte di candidatura alla presidenza della Repubblica espresse dai maggiori partiti rappresentati in Parlamento, anzichè rispondere ai supremi interessi della nazione, dovrebbero rispondere alla esigenza di evitare in quanto possibile lo sputtanamento degli stessi partiti. No comment!!! La seconda “formidabile” esternazione dimentica un piccolo particolare: l’art. 7, ma anche l’impianto della nostra carta costituzionale, pone come uno dei principi fondamentali la LAICITA’ DELLO STATO. L’articolo 7 recita che lo Stato e la Chiesa cattolica sono tra loro INDIPENDENTI E SOVRANI. Ciò significa che uno dei compiti fondamentali del Presidente della Repubblica è la difesa del principio della laicità dello stato.
Comunque vada a finire questa squallida vicenda da prima Repubblica o anche peggio, indipendentemente da chi sarà eletto capo dello Stato (nonostante tutto il mio sdegno io spero ancora che sarà eletta una personalità super partes), non potrà mai essere cancellata, e resterà nella storia storia di questa elezione, l’indecente esibizione di mancanza di rispetto per il popolo sovrano da parte delle caste della politica e dei networks.

L’orrore è figlio del potere

Ennesima strage di innocenti. Tutti i media sono pieni di commenti e di pareri più o meno autorevoli e competenti sulla strage di Bruxelles, come è stato per Parigi e per tutte le stragi a partire dall’11 settembre. Dopo un attentato tutti sono pronti a dissertare sulle cause e sui possibili rimedi. I terroristi sono bene addestrati, senza scrupoli, votati alla causa della morte in nome di un nulla definito con un altro nome; ma sono soltanto la punta dell’iceberg. Chi finanzia e protegge questi terroristi non si sporca le mani; tutti noi (?) sappiamo quali paesi forniscono all’Isis e alle altre organizzazioni terroristiche in competizione tra loro per il potere, armi e molto denaro; ma con questi paesi l’Europa e gli Usa hanno rapporti commerciali ed interessi economici colossali. Da una parte i governi occidentali combattono il terrorismo (o fingono di combatterlo), dall’altro non possono fare a meno del petrolio e delle grandi risorse dei loro sostenitori. Tanto per fare un esempio, vi ricordate che la famiglia di Bin Laden faceva grandi affari con le imprese gestite o compartecipate dalla famiglia del presidente Bush (in primis Bush padre)? Burattini kamikaze che si fanno saltare in aria dopo avere fatto strage di innocenti gridando il nome di Allah invano, e burattinai che non si sporcano mai le mani di sangue innocente ma fanno affari d’oro sul terrorismo. Possiamo provare a difenderci dagli esecutori materiali, ma non potremo mai difenderci dai loro mandanti, tutto il resto è fumo negli occhi.

La retorica sugli anziani

Non c’è servizio giornalistico sui cosiddetti anziani che non faccia sfoggio di demagogica retorica e di penosi luoghi comuni. L’anziano è raffigurato come un idiota arteriosclerotico che trascorre le proprie giornate nei bar a giocare a carte, ovviamente insieme ad altri vecchi, oppure nelle balere ad hoc, per celebrare la saga della terza o quarta età con balli lisci, mazurche e qualche passo di tango o di walzer, ovviamente in compagnia di altri vecchi rincoglioniti. Presso gli antichi romani l’anziano era il senex, ovvero il termine che designa ancora oggi i senatori, vocabolo che per etimologia acclarata significa saggio. All’epoca dell’impero romano la terza età si raggiungeva a 45 anni, dal momento che la vita media non superava i 50 anni. Oggi la terza età si è spostata molto in avanti per l’allungamento della vita, ma per i media l’anziano continua ad essere un povero portatore di handicap, facile oggetto di raggiri e truffe ad opera di delinquenti (ovviamente per lo più extracomunitari) senza scrupoli. Quando poi si riflette sul fatto che, alla faccia dei rottamatori tanto di moda, gli ultimi presidenti della Repubblica italiana erano e sono ultrasettantenni, che gran parte delle personalità della politica, della vita sociale e dell’arte sono anziani, quando si considera che fa ormai parte della cd. terza eta una gran f… (ancora oggi) come Ornella Muti, o un cantante-impresario-maratoneta come Gianni Morandi, o un ex presidente del Consiglio come Berlusconi, la cui fidanzata ha una quarantina d’anni meno di lui, quando si riflette sul fatto che grandi musicisti, artisti, filosofi eccetera, diedero e continuano a dare il meglio di loro nella terza o quarta età, allora tutti questi illustri personaggi si coniderano eccezioni. La verità è che non esiste la vecchiaia se non per chi si rassegna interiormente all’etichetta di anziano (con conseguente rapido invecchiamento cellulare), datagli da una società dove l’ipocrisia ed i luoghi comuni imperversano perché fanno audience, o si presume così. Come hanno ampiamente dimostrato illustri scienziati, spazio e tempo sono categorie, stereotipi che in quanto tali non esistono se non nelle povere menti di coloro che le hanno concepite. L’unico modo di rispondere alla sagra dei luoghi comuni e delle banalità mediatiche è l’ironia; infatti il sottoscritto non si perde una puntata di “un giorno da pecora”, trasmissione radiofonica di grande successo, dove il protagonista assoluto è “l’anziano” Sabelli Fioretti, con la sua sottile ironia e  con le sue boutades.

ci scippano tutto ma non la dignità

politicanti da strapazzo, televisioni generaliste, pubblicità ossessive di ogni genere, mercati finanziari; tutti i nuovi “dei” di questa società in avanzato stato di putrefazione morale, tutti costoro cercano in ogni modo di annientare noi comuni mortali, noi persone oneste che mai arriveranno a fare notizia in cronaca nera o nei talk show, noi che trascorriamo la nostra vita lottando contro le difficoltà quotidiane di ogni genere, contro le malattie, contro l’infelicità, contro l’abbandono dei nostri cari, noi che nonostante tutto amiamo la vita, perché siamo credenti spesso inconsapevoli, perché sappiamo che dopo ogni notte tornerà un nuovo giorno, perché sappiamo che non c’è buio senza luce, perché sappiamo che non c’è morte senza vita; noi che nonostante tutto crediamo nella nostra dignità, e in quella di tutti gli esseri umani degni di questo nome; la nostra dignità  che nessun demone o nuovo “dio” che dir si voglia potrà mai toglierci; a voi nuovi demoni resterà alla fine delle vostre misere esistenze terrene solo polvere, la polvere dei vostri idoli miseramente annientati dai vostri crimini che non rimarranno impuniti; potete toglierci tutto, potete succhiare la nostra linfa vitale fino all’ultima goccia, ma mai e poi mai potrete toglierci la dignità di esseri umani coscienti e consapevoli. Amen.

ACUFENI? NO GRAZIE!

Acufeni? No grazie!

a volte il caso…

conchiglia

per molti anni io sono stato perseguitato da questo fastidiosissimo disturbo; ho provato a contrastare con tutti i mezzi i fruscii ed i sibili inventati dal mio sistema nervoso, che trasmette all’apparato uditivo suoni inesistenti, probabilmente a causa di una progressiva perdita di sensibilità uditiva ai suoni di frequenza molto alta, che l’apparato uditivo, non riuscendo più a percepirli come suoni reali, interpreta come potenziali “nemici”, inventandosi dei suoni fasulli come antagonisti; almeno questa è più o meno la spiegazione che mi è stata data dai medici dell’isituto di audiologia del Policlinico di Milano, dove io mi sono prestato a fare da cavia della sperimentazione per circa un anno. Ho provato a neutralizzare questi finti suoni percepiti dal mio apparato vestibolare sinistro, con sofisticati apparecchi elettronici, integratori, mascheratori, manipolazioni ed altro; ma tutto è stato inutile, o nel migliore dei casi c’è stata una attenuazione del fenomeno, ma mai una completa guarigione, finché un giorno è accaduto qualcosa che per una persona “normale” come me, priva di conoscenze scientifiche specifiche sull’argomento di questo scritto, ha dell’incredibile. Premetto per chi fosse interessato a questo tema perché afflitto dal mio stesso disturbo, che una grossa componente di disagio risiede in un meccanismo psicologico di genere compulsivo ossessivo: il sintomo percepito provoca una fissazione sul sintomo stesso che moltiplica il disagio; quindi, la prima cosa che io consiglio in base alla mia esperienza è di cercare di distrarsi, di pensare ad altro, di concentrarsi su qualche cosa di piacevole che ci interessa o di ascoltare musica rilassante, possibilmente in cuffia (la musica rilassante è un ottimo mascheratore dell’acufene); è anche utile ascoltare il rumore dell’acqua corrente, di una fontana, di un ruscello, di una cascata, o in mancanza d’altro anche del rubinetto di casa; l’acqua in movimento è un ottimo mascheratore dell’acufene. Questo discorso mi porta finalmente a parlarvi della “mirabolante” scoperta che io ho fatto del tutto casualmente un giorno di qualche mese fa. Mi trovavo sulla spiaggia in quel di Riccione, e passeggiavo davanti al mare; non avendo di meglio da fare osservavo le conchigliette sul bagnasciuga, finché a un certo punto notai una conchiglia più grande delle altre, di un colore marroncino con sfumatore chiare; raccolsi la conchiglia come un souvenir e me la misi in tasca. Alla sera la poggiai sul comodino da notte, e la osservai prima di prendere sonno; ad un certo punto mi svegliai per il solito acufene all’orecchio sinistro; non so perché, ma istintivamente misi la conchiglia attaccata al mio orecchio, forse pensai che il lieve fruscio di mare che si avverte dentro le conchiglie, mi avrebbe distratto dal fasidioso suono inventato dal mio cervello. Con grande sorpresa, dopo pochi secondi l’acufene cessò, io percepivo soltanto quel gradevole leggero fruscio di mare che richiama le onde che si infrangono sul bagnasciuga. Non chiedetemi la spiegazione razionale e tanto meno scientifica di tutto ciò, ma fatto sta che da allora, quando ho un attacco  di acufeni, mi metto la conchiglia attaccata all’orecchio e l’acufene mi passa. Spero che questo mio post possa essere utile a qualcuno.

il segreto dell’immortalità in una piccola medusa?

Colei che può ingannare la morte

ID Articolo: 13
Scritto da: Clipcost
Scritto il: lunedì 2 dicembre 2013, 15:03

Link esterno a questo articolo:
http://noezon.altervista.org/kb.php?a=13

Colei che può ingannare la morte

Da tempi immemori serpeggia tra gli umani una domanda. Si, una domanda, che risuona nel cranio come un tarlo intento a nutrirsi di una vecchia bara di legno. Non ci pensiamo spesso, dati i tempi, ma ognuno di noi si sarà posto il quesito almeno una volta; si può sfuggire alla morte? Medici, maghi, studiosi, religiosi, naturalisti, scienziati, hanno sempre cercato invano, fin dall’alba dei tempi, il segreto dell’elisir di lunga vita. Personalmente, l’idea di vivere in eterno non mi alletta granchè, ma ammetto di averci pensato varie volte: è quindi qualcosa che desidero nel profondo e che, in generale, desideriamo tutti?

Geber, il più noto alchimista di tutti i tempi, considerato il padre promotore del passaggio dall’alchimia alla chimica, teorizzò, partendo dai quattro elementi (acqua, fuoco, aria e terra), la possibilità di trasmutare i metalli “poveri”, o “vili” (quali ferro, zinco, rame, piombo) in oro puro, che all’epoca veniva considerato un metallo immortale. Da questa base, si diede il via alla teoria della “pietra filosofale” che, oltre a donare l’onniscienza, avrebbe avuto la capacità di trasformare un metallo mortale in metallo immortale e, di conseguenza, fare la stessa cosa con qualunque altro essere vivente, donandogli dunque vita eterna.
Con i secoli gli alchimisti si sono arresi all’idea di trovare, o produrre, questa fantomatica sostanza (sebbene – si vocifera – qualcuno ci sia riuscito), abbandonando definitivamente la prospettiva immortale e rassegnarsi, quindi, a condurre una vita mortale.
Però (in natura c’è sempre un però!) qualcuno ha raggirato questa “legge naturale”, diventando essere immortale per eccellenza, unico rappresentate vivente a regredire ad uno stadio primordiale alla soglia dell’invecchiamento.

Che la pietra filosofale, dunque, sia insita in questo piccolo esserino che popola i nostri oceani?

                                                                                 La medusa immortale

Parliamo della Turritopsis nutricola, piccola e diafana medusa di appena 5 mm di diametro (allo stadio adulto), ma che contiene al suo interno un segreto di portata infinita, ovvero quello dell’immortalità.
Localizzato nei mari dei Caraibi, il piccolo idrozoo (appartenente alla famiglia Oceanidae) è ormai presente nella maggior parte dei mari terrestri, complice probabilmente l’uomo e le sue scorribande nelle acque, che ha contribuito alla diffusione della specie.
La sensazionale scoperta è da attribuire a due studiosi italiani, lo zoologo marino Ferdinando Boero dell’Università di Lecce, e Stefano Piraino del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Taranto, che hanno accidentalmente messo alla luce, nel 1999, quest’incredibile capacità da parte della Turritopsis nutricola.
Lasciando “al loro destino” alcuni esemplari della curiosa medusa in una vasca senza nutrimento e senza ricambio di acqua, i due studiosi notarono, giorni dopo, l’assenza di piccoli cadaveri nel liquido. Dov’erano finite, allora, le meduse? Detto fatto, la scoperta sul fondo della vasca di alcuni polipi, assenti giorni prima.

(Adulto di Turritopsis nutricola)

Questo idrozoo, come tutti gli altri, nasce per fecondazione incrociata: la femmina matura rilascia in acqua le proprie uova, che vengono fecondate dallo sperma liberato dal maschio. L’uovo si trasforma in planula (larva) che si adagia sul fondale marino, trasformandosi in scifostoma (polipo): questa fase, completamente asessuale, rende l’animale simile ad una pianta acquatica. Il polipo si dividerà ulteriormente dando alla luce le efire, ovvero esemplari di giovani meduse che diventeranno adulte.
Il ciclo si ripete, con meduse che rilasciano uova e spermatozoi in acqua dando vita a nuove larve, e fin qui niente di particolare.
Gli esemplari adulti, però, dopo la riproduzione non vanno incontro alla morte per invecchiamento: essi ritornano sul fondale marino e, invece di perire, regrediscono allo stadio di scifostoma.
In parole povere, l’anziano ringiovanisce fino a diventare fanciullo.

(schematizzazione del ciclo vitale di Turritopsis nutricola: osserviamo a sinistra il polipo con un gonangio sezionato che mette in evidenza le future meduse)

Ciò è possibile grazie alla transdifferenziazione, che permette alle cellule specializzate di un organismo di regredire fino ad uno o più stadi precedenti. Attualmente il processo è ancora avvolto nel mistero e non si sa di preciso come faccia la medusa a regredire e quali siano gli effettivi fattori che la portano a ciò (si ipotizza anche che un ambiente troppo avverso spinga gli esemplari a ritornare allo stadio di polipo, quindi non solo gli adulti sono in grado di ringiovanire, ma anche le efire).

In laboratorio, il 100% degli esemplari studiati hanno mostrato la capacità di ringiovanire, sebbene in natura il fenomeno non è stato ancora osservato poiché decisamente rapido (e, non da sottovalutare, le ridotte dimensioni degli esemplari). Tuttavia, la specie non è esente dai pericoli naturali che la circondano: può morire ingerita da un predatore, o ancora indebolirsi e morire per via di qualche malattia.

(Visione ventrale)

L’immortalità biologica è straordinaria in questa specie e, senza ombra di dubbio, ha solleticato la curiosità di tutti gli scienziati. Il finale però non è dei migliori, poichè il CNR ha deciso di tagliare i fondi per la ricerca sulla Turritopsis.
Almeno per il momento, dobbiamo tenerci la nostra esistenza mortale, ma in fururo (come le protagoniste del film la Morte ti fa bella) forse spunterà qualcuno (magari una “strega” di nome Lisle) che ci preparerà, dietro onerosa ricompensa, un miracoloso elisir (questa volta senza la necessità di donare la propria anima al Principe degli Inferi). Sulla boccettina, forse, ci sarà scritto “Elisir di Turritopsis”.

Fonti delle immagini

Spoiler:
http://www.greenme.it/images/stories/Animali/medusa_immortale2.jpg
Spoiler:
http://www.vistaalmar.es/images/stories/ciclo-turritopsis-nutricula.gif
Spoiler:
http://www.digitallifeplus.com/wp-content/uploads/2013/01/immortal-jellyfish-turritopsis-nutricula-4-e1359400859826.jpg

… E POI QUESTI SIGNORI SPROLOQUIANO SULLA POVERTA’ (DEGLI ALTRI)!

GLI STIPENDI D’ORO ANNUI DISPENSATI DA MAMMA RAI (dal Il giornale.it del 14-02-2009):
Roberto Benigni: 6 milioni di euro
Fabio Fazio: 2 milioni
Simona Ventura: 1,8 milioni
Antonella Clerici: 1,5 milioni
Milly Carlucci: 1,2 milioni
Paolo Bonolis: 1 milione
Bruno Vespa: 1,187 milioni
Michele Cucuzza: 0,700 milioni
Michele Santoro: 0,684 milioni
Daria Bignardi: 0,600 milioni
Lamberto Sposini: 0,600 milioni
Massimo Giletti: 0,400 milioni
Caterina Balivo: 0,100 milioni
Veronica Maya: 0,100 milioni

NOTA BENE (di chi scrive): A distanza di 5 anni, molte cose sono cambiate, ma gli stipendi di cui sopra hanno subito soltanto alcuni aggiustamenti. NON pensate che gli emolumenti elargiti dai network privati siano inferiori, perché le regole dello star system, del mercato e della concorrenza valgono per tutti i soggetti interessati.

La Grande bellezza

Pletorico, pretenzioso, virtuosismi scenici fine a se stessi
La Grande bellezza non mi è piaciuto, lo scrivo senza mezzi termini. Al di là di una mirabile fotografia e di una pregevole colonna sonora, il film è artificioso ed artefatto, costruito a tavolino con chirurgica precisione ma senza anima; in bilico tra il decadentismo fine a se stesso da tardo romano impero, ed una sorta di alienazione b…rechtiana dei personaggi, la Roma sorrentiniana è una città fantasma, un semplice pretesto per esibire un intellettualismo salottiero da Centro Sperimentale di Cinematografia degli anni ’70, con improbabili citazioni letterarie, senza pathos. Il film non decolla, è giocato su effetti speciali da fuochi d’artificio e su estetizzanti immagini da baraccone in disfacimento. Troppo lunga e prevedibile la scena della discoteca, Gep Gambardella è un personaggio fittizio, caricatura di un’umanità in disfacimento, la recitazione di Servillo è didascalica, manieristica, avvitata su se stessa. Il personaggio interpretato da Verdone è assolutamente superfluo, improbabile, inutile come inutili sono i baffi posticci che ne coprono il volto. In quanto alla Ferilli, come ho letto in un impietoso commento, è meglio che si dedichi alla pubblicità dei divani. Il personaggio della “Santa centenaria” che si ciba soltanto di radici, catapultata in un salotto da decrepita noblesse oblige, non è soltanto del tutto improbaile, ma è ineluttabilmente sgradevole nei primissimi piani della bruttezza-bellezza della maschera del volto disfatto, negli altrettanto improbabili aironi liberati in volo al solo scopo di stupire gli spettatori con un simbolismo fine a se stesso. Ogni personaggio di questo film è un archetipo vuoto, depauperato di un substrato simbolico degno di questo nome (ogni riferimento ai grandi affreschi felliniani è puramente casuale). Al di là delle buone intenzioni, di una scenografia indubbiamente maestosa, e di una colonna sonora assai pregevole, il film non convince, non scalda il cuore e non coinvolge la mente, essendo troppo manieristico, artefatto, costantemente sopra le righe.